Convegno nazionale a Torino
Biblioteca Nazionale Universitaria

Si è svolto a Torino il 15 dicembre 2017

Il piacere di leggere
30 anni dopo

Il Piacere di leggere di Ermanno Detti compie trent'anni.
Cosa può diventare il piacere di leggere oggi, a fronte anche delle nuove modalità di fruizione e di comunicazione?
Una giornata, in compagnia di insegnanti, studiosi, scrittori, operatori della filiera del libro, si propone, all'interno di un percorso tra scuola ed extrascuola, di individuare le possibili strategie per "costruire" lettori

 

 

Ermanno Detti

Lettori per la vita

TORINO 15 DICEMBRE

APPUNTI PER L’INTERVENTO SU “IL PIACERE DI LEGGERE 30 ANNI DOPO”

Nessun ringraziamento semplicemente perché sarebbe troppo poco. Se mai molta condivisione con chi opera in questo settore delle lettura. Leggere non è una fissazione di chi insegna o di chi si occupa di lettura e di letteratura, è veramente, oggi come in passato, un mezzo che ci permette sia di connettersi con il mondo sia di immergersi nel mondo per capirlo, almeno fin dove è possibile. A noi che ci occupiamo di questo settore appare ovvio che chi non legge ha meno strumenti per una vita più piena.

Soltanto che non so quanto valido sia il contributo che io possa dare a 30 anni dalla pubblicazione de Il piacere di leggere. Oggi i libri vivono una stagione… Penso sia opportuno guardare più al presente che al passato, per cercar di vedere  quello che di positivo e di negativo il mondo ci offre e, anche, quello che sta per offrirci.

E siccome in questi anno ho continuato a occuparmi della questione della lettura, forse qualche concetto riesco a tirarlo fuori.

 

L’INQUINAMENTO DI STORIE

Tra i tanti cambiamenti di questi ultimi anni ce n’è uno che mi ha colpito, è stato evidenziato da Jack Zipes nel suo Saggezza e follia del narrare: egli sostiene che c’è un inquinamento di storie. Lo studioso fa riferimento alla realtà americana, ma questo vale ormai anche per il resto del mondo.

In sostanza, se in passato le storie, sia per gli adulti che per i bambini, erano poche, alcune di alta qualità altre più popolari, oggi sono troppe e troppo spesso tarate su una qualità media, buona per tutti. Non ci sarebbe niente di male, più fantasia non guasta si potrebbe dire. Il fatto è che la fantasia è presentata sempre più a livello di diffusa mediocrità, proposta attraverso mezzi sempre più numerosi e sofisticati. Un tempo la narrazione era orale e scritta. Oggi si aggiungono a tutto questo videogiochi, cinema, tv con cartoon 24 ore, pubblicità, app specifiche, e così via. Abbiamo una sovrapproduzione di storie che ne annienta il valore, tutti raccontano storie e con mezzi diversi, sostiene lo studioso americano che se la prende anche con alcuni promotori della lettura di mestiere. Un tema che mi fa riflettere oggi e che pongo alla vostra riflessione. In passato avevo salutato con entusiasmo l’avvento di cartoni animati in tv… Ma oggi ci sto ripensando.

 

LE NEUROSCIENZE

Altro cambiamento che in qualche modo sorprende, ci sono anche i primi risultati degli studi delle neuroscienze. Ci dicono che chi non legge perde l’attivazione di una parte del cervello, chi non legge ha maggiori limiti linguistici e anche meno capacità di orientarsi in un mondo complesso come il nostro, è più soggetto a strumentalizzazioni da parte dei nuovi media e delle nuove tecnologie. Il cervello che apprende di meno è meno curioso e più esposto al ripiegamento su se stesso e meno propenso al progresso e allo sviluppo. In pratica si sta dimostrando che la lettura è in grado di modificare il cervello umano e la vivacità intellettuale della persona. Solo la lettura riesce a “mettere un individuo nei panni di un personaggio”, nella sua prospettiva e in grado di provare le sue emozioni. Con i benefici legati all’empatia questa pluralità metterebbe le basi per una trasformazione sociale positiva.

Quando si parla di lettura occorre quindi considerarla come una pratica che genera benefici personali, economici e soprattutto sociali. Attraverso la lettura si esplorano altre identità, si amplifica l’esperienza, si aprono nuovi mondi e si conoscono i pensieri altrui.

Segnalo per approfondimenti il recente e bellissimo libro di Alberto Oliverio: Neuropedagogia. Il cervello che impara, Giunti

 

PERCHE’ IN ITALIA NON SI LEGGE?

Non si può fare tuttavia a meno di porsi una domanda che riguarda il passato e il presente: perché in Italia, a differenza che in altri Paesi, i lettori diminuiscono? Una domanda banale, vorrei che ognuno di noi tentasse una risposta. Per quanto mi riguarda tenterò di rispondere attraverso una semplice analisi tra lettura e letteratura articolata in tre punti:

  • editoria;
  • lettura;
  • agenzia educative.

Il fine è di trovare insieme una soluzione. Facendoci, anche se solo in parte, carico delle nostre responsabilità.

 

  • EDITORIA

Vorrei ora soffermarmi sulla qualità dell’editoria italiana. C’è un primo fatto, l’editoria italiana attinge, per il oltre il 50%, all’editoria straniera. È stato sempre così, ed è pure giusto, come del resto avviene per il cinema. Gli italiani hanno avuto nel secolo scorso Italo Calvino, Elio Vittorini, Cesare Pavese, Pierpaolo Pasolini, Umberto Eco che certo possiamo porre al fianco di Steinbeck, Hemingway, Marquez e altri.

Nel campo delle letteratura per ragazzi le cose sono andate in maniera analoga. Nell’Ottocento, mentre negli altri Paesi nasceva una letteratura per ragazzi di ottimo livello, da noi fiorivano Collodi, De Amicis e Salgari. Nel Novecento in Italia abbiamo Gianni Rodari, Marcello Argilli, Roberto Piumini, Bianca Pitzorno e altri che forse, per la nostra esterofilia, non abbiamo saputo valorizzare abbastanza. 

L’esplosione della produzione. Gli aspetti positivi

Negli ultimi trent’anni c’è stata poi una vera e propria esplosione, si è passati da 400-500 nuovi titoli all’anno a oltre 2000 nuovi titoli all’anno. Ma quello che più importa è la qualità: oggi l’editoria si è molto diversificata per rispondere alle esigenze specifiche di bambini  e ragazzi. Oggi abbiamo un’offerta diversificata che va da 0 a 16 anni. Abbiamo, pensate, anche i libri per la culla, per il bagnetto, per la pappa, per la nanna: abbiamo i libri senza parole per i bambini che non sanno leggere ancora, abbiamo libri adatti alla scuola primaria (6-11 anni) fino agli young adult, 15-16 anni e oltre. Insomma oggi l’editoria italiana è in grado di accompagnare con i suoi prodotti il bambino dalla nascita alla gioventù.

La conoscenza

Purtroppo questa produzione non è ben distribuita in tutto il territorio nazionale, la sua conoscenza è sottoposta alle regole della pubblicità, limitata a persone sensibili che si interessano del problema. Certo chi partecipa a convegni e a fiere è informato, ma così non è in generale. Ma sono nate riviste specializza di critica e di informazione sulla letteratura per ragazzi, tra le quali ricordo naturalmente “Il Pepe Verde” che organizza questo convegno.

La qualità. Gli aspetti negativi

Tornando al piano della qualità, sono cadute, anche se non del tutto ma in generale sì, le schede didattiche che certo nuocevano al gusto della lettura. 

Tuttavia vorrei, di fronte a questi aspetti positivi, mettere in guardia su due pericoli. Il primo riguarda la qualità specifica dei libri. Di fronte ad una iperproduzione, la qualità specifica dei libri sta cambiando, si sta assestando da alcuni anni su una produzione non mediocre ma direi media. È difficilissimo trovare un capolavoro in tanta produzione. Paradossalmente direi che oggi se uno scrittore scrive un capolavoro come Pinocchio forse trova, con qualche difficoltà, anche un editore, ma il suo capolavoro rischia di essere sommerso dalla produzione di consumo. C’è insomma una politica editoriale che:

  • Predilige il nuovo e abbandona il resto (dopo un anno molto spesso un libro è considerato vecchio).
  •  predilige la storia semplice e piana, che si venda e non crei problemi. Libri troppo creativi fanno storcere il naso agli editori. Meglio il libro medio, che si vende per una stagione e la stagione successiva si presenta un’altra novità.

La fine degli scrittori di mestiere

 Gli autori? Meglio se noti, magari giornalisti della tv oppure sceneggiatori.

Questo ha determinato, come ha denunciato bene Giulio Ferroni nel suo Scritture a perdere. La letteratura negli anni zero, la scomparsa dello scrittore di mestiere: si preferisce il personaggio famoso, meglio se della tv, mentre lo scrittore serio che se ne sta dietro le quinte anche se bravo vende meno perché meno mediatico. A meno che non abbia la forza di un editorie potente che lo sappia ben tenere sulla cresta dell’onda, con qualche espediente. Abbiamo un esempio, Tiziano Sclavi, scrittore e sceneggiatore – è creatore di Dylan Dog – che non compare mai in pubblico, ma questa sua caratteristica è addirittura ostentata da una casa editrice forte come la Sergio Bonelli, l’impero del fumetto italiano.

 

  • LETTURA

L’Aie

Ho partecipato in questi ultimi giorni alla presentazione di vari interventi nei quali si commentavano i recenti dati sugli sviluppi della lettura e delle cultura in Italia (ho letto i documenti Aie e verificato quelli Pirls-Invalsi). E un aspetto mi ha colpito, l’interpretazione e la lettura dei dati stessi da parte ci chi li presentava: ovunque si parlava di ripresa e di sviluppo con grande entusiasmo. Ora io ne dico uno di dato interessante tra quelli presentati: c’è un aumento nel 2017 di circa l’1% del fatturato librario, aumento stimato visto che il 2017 non è finito ma questo lo possiamo prendere per buono.

Nello stesso tempo la vendita delle copie dei libri al momento non è positiva, si spera che lo diverrà con le feste natalizie (si calcola anche in questo caso di un aumento dell’1%). Tutto questo, si dice, fa tirare un sospiro di sollievo all’editoria.

Ognuno è libero di tirare tutti i sospiri che vuole e forse il fatto che in piena crisi non ci sia caduta è un fatto da salutare in positivo. Il fatto è che di fronte a una situazione del genere, con non lettori di libri attorno al 60%, credo che non si dovrebbe stare troppo tranquilli e tirare sospiri di sollievo.

Qualcuno dice: ma ci sono le nuove tecnologie, è ovvio che la lettura dei libri sia in diminuzione. Beh, le nuove tecnologie hanno la loro influenza, è logico, è sempre stato così nella storia, figuriamoci se con lo sviluppo repentino attuale... Ma le nuove tecnologie ci sono anche in Francia, in Inghilterra e in Germania e là curiosamente i lettori di libri non sono in diminuzione o non lo sono in maniera consistente come Italia, dove già il livello è basso. Allora ci si dovrebbe interrogare su quali nuove strade prendere e non gridare alla ripresa: se no si finisce col fare come i nostri politici che quando sono al governo dicono che tutto va bene, quando sono all’opposizione gridano al disastro.

Pirls/Invalsi

I dati Pirls/Invalsi ad esempio, che sono stati presentati come un grande successo della lettura in Italia, si riferiscono a una ricerca basata su alunni di quarta elementare. Sono anni che sappiamo che i ragazzi di scuola elementare leggono di più degli adulti, che le femmine leggono di più dei maschi, ecc. Come è noto però già verso i 13-14 anni i ragazzi smettono di leggere e molti non riprendono mai più. Nella sostanza questi dati confermano  la nostra vecchia e immutabile situazione: l’attenzione dei nostri bambini ai libri e la caduta successiva, niente smuove il quasi il 60% degli italiani che non legge nemmeno un libro all’anno. Una situazione che richiederebbe riflessione e interventi pubblici che invece, soprattutto se si continua a dire che tutto va bene, non verranno mai.

La diffusione della lettura in Italia

C’è un fatto che tutti sembrano ignorare, la diffusione della cultura non uguale in tutto il Paese. Per restare nel campo della lettura, è noto che in Piemonte, in Friuli, in Trentino Alto Adige si legge molto di più che in Calabria, in Campania, nelle isole. E se andiamo vedere in queste regioni deprivate mancano totalmente le strutture culturali: mancano biblioteche, librerie, laboratori, iniziative culturali varie (le iniziative culturali, anche quando ci sono, si presentano sempre molto effimere).

Le proposte educative e la scuola

Non voglio insistere troppo su questo piano della lettura, concludo quindi mettendo in evidenza un fatto che riguarda la scuola ma non solo: il concetto di piacere di leggere non è entrato nelle nostre istituzioni culturali o almeno è entrato a macchia di leopardo. Come non è entrata la proposta educativa di don Milani, di Mario Lodi e di tanti altri maestre e maestri. Che poi a ben vedere tutte queste istanze educative avevano un minimo comun denominatore: l'educatore, si chiamasse Lodi o Milani, faceva sentire agli allievi la passione che lui metteva nel suo lavoro, si faceva sentire dalla loro parte, che le cose che faceva le faceva per il loro bene. Anzi, faceva sentire anche di voler loro bene. Senza mettersi stupidamente al loro livello, faceva sentire il suo grande ideale di docente che opera per i giovani perché spera in un futuro migliore e in un mondo migliore.

 

  • AGENZIE EDUCATIVE

Un tempo la pedagogia si occupava delle agenzie educative: famiglia, scuola, tempo libero, associazionismo giovanile ecc. Sull’importanza di una collaborazione stretta di queste agenzie educative abbiamo l’elaborazione di un grande pedagogista, Franco Frabboni, che forse per primo considerava accanto alla famiglia e alla scuola l’importanza del tempo libero, della tv, delle tecnologie che stavano avanzando. 

Oggi ci sarebbe bisogno di una collaborazione più stretta di queste agenzie educative, in particolare tra scuola e famiglia in modo di porsi in maniera positiva anche di fronte a un mercato che si presenta con vari volti attraversi i nuovi media.

Altre agenzie educative come le parrocchie o l’associazionismo giovanile (boy scout, arciragazzi, ecc.), le troviamo in discesa e proprio oggi che si parla tanto di reti queste reti virtuose sembrano funzionare solo nella stesura dei progetti.  La ricerca di una nuova didattica sembra essersi arrestata. Registriamo una crisi dell’associazionismo sia dei genitori (un tempo c’era il CGD o l’AGE) sia degli insegnanti (il CIDI sembra resistere, ma resistere non vuol dire esistere e vivere bene). Ma soprattutto una incapacità di dialogo e di collaborazione, tanto che lo sport più praticato dai dagli uni e dagli altri sembra la reciproca contrapposizione.

Le biblioteche scolastiche funzionano a intermittenza, dire che nel complesso risultano in abbandono, le biblioteche comunali al sud, anche qui con qualche lodevole eccezione, sono in difficoltà seria.

La buona scuola si è rivelata meno buona di quello che sembrava.

Che fare? Si potrebbero avanzare alcune proposte tecniche, come per esempio detassare gli acquisti dei libri oppure evitare le rese alle librerie che, se per loro può sembrare un vantaggio, nella realtà il loro lavoro è ormai una continua apertura alle novità da restituire in fretta.

Ma tutto questo non ha senso senza una forte volontà, una svolta nelle politiche culturali che dovrebbe esserci nella politica come nella società civile.

Rinuncio per il momento a un discorso rivolto ai nostri politici, preferisco restare qui, nel nostro piccolo di educatori, di insegnanti, di scrittori, di bibliotecari con un obiettivo semplice: occorre trovare nuove forme di promozione della lettura che creino non solo persone che sappiano leggere, ma che, per tutta la vita, trovino nel libro – cartaceo o e-book – uno strumento permanente di crescita e di sviluppo individuale in funzione di uno sviluppo sociale.

Per questo obiettivo ripropongo, a 30 anni di distanza de Il piacere di leggere, una rivalutazione della passione, dell’empatia, del piacere come stimolo per formare lettori per tutta la vita. E per scaldarci i cuori propongo qui, alla fine, la lettura di una lettera scritta da un preside di una scuola americana ai suoi insegnanti (la lettera è riferita da Enrico Panini nella presentazione al libro curato da David Baldini, Il futuro della memoria, Valore Scuola, Roma, 2007, p. 8):

Caro professore,

sono un sopravvissuto a un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere camere a gas costruite da ingegneri istruiti, bambini uccisi con veleno da medici ben formati, lattanti uccisi da infermiere provette, donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università.

Diffido – quindi – dell’educazione.

La mia richiesta è la seguente: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti.

La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani. 

 

 

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Roland Barthes, Il piacere del testo, Einaudi, Torino, 1985.

Lionel Bellenger, Saper leggere, Editori Riuniti, I Libri di base, Roma, 1980.

Bruno Bettelheim, Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Feltrinelli, Milano, 1977.

Bruno Bettelheim, Karen Zelan, Imparare e leggere, Feltrinelli, Milano 1985.

Jerome Bruner, La fabbrica delle storie, Laterza, Roma-Bari, 2002.

Andrea Camilleri, Tullio De Mauro, La lingua batte dove il dente duole, Laterza, Bari, 2013.

Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere, Laterza, Bari, 2013.

Tullio De Mauro, Il gusto della lettura, in Paola Manca (a cura di), Le biblioteche scolastiche: esperienze e prospettive, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1981.

Ermanno Detti, Il piacere di leggere, La nuova Italia, 1987 (ristampa 2002).

Ermanno Detti, La lettura e i suoi «nemici», La Nuova Italia, 1998.

Franco Ferrarotti, Il piacere e la fatica di leggere, in “L’Italia che (non) legge”, «Il Pepe Verde» n. 46, ottobre-dicembre 2010.

Giulio Ferroni, Scritture a perdere. La letteratura negli anni zero, Laterza, Roma-Bari, 2010.

Franco Frabboni, La questione degli eBook, in «Il Pepe Verde», n. 44, aprile-giugno 2010.

Adolfo Morrone, Miria Savioli, La lettura in Italia, Bibliografica, Milano, 2008.

Daniel Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli, Milano, 1993.

Simonetta Picone Stella e Annabella Rossi, La fatica di leggere, Editori Riuniti, Roma 1964.

Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, Laterza, Roma-Bari, 2010.

Miria Savioli, La lettura prima di essere lettori, in «Il Pepe Verde», n. 43, gennaio/marzo 2010.

Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1967.

Giovanni Solimine, Senza sapere. Il costo dell’ignoranza in Italia, Laterza, Roma-Bari, 2014.

Giovanni Solimine, Lettori fomentati. Quanto abbiamo da imparare dai cugini iberici, in “Il Pepe Verde”, n. 73, luglio-settembre 2017.

Jack Zipes, Saggezza e follia del narrare. Teoria e pratica del contastorie, Edizioni Conoscenza, Roma, 2008.

 

 

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