Editoriali

Numero 48-50, 2011

 

Passato, futuro e la fuga del presente
di Valentina De Propris e Ermanno Detti

 

Care lettrici e cari lettori,

prima di tutto è doveroso anche se banale chiedere scusa per il ritardo, dovuto non certo alla mancanza di serietà – il ritardo ha causato in tutta la Direzione molta ansia, ve lo assicuriamo – ma a una serie di fatti che sfuggono al nostro potere. E avete il diritto di conoscerli almeno per sommi capi. Prima di tutto il ritardo con cui siamo a riusciti a firmare la Convenzione col Comune di Anagni, dovuto nemmeno alla cattiva volontà dell’Amministrazione o a ripensamenti sulla rivista sempre molto stimata, ma ad alcune questioni burocratiche relative ai bilanci. In secondo luogo non nascondo alcune nostre difficoltà organizzative. Con i tagli abbiamo visto il contributo per la nostra rivista più che dimezzarsi e quindi è sfumata anche la possibilità di avere persone, sia pure modestamente retribuite, che si occupassero dell’organizzazione.
Insomma per non tirarla troppo per le lunghe eccoci qua, agli abbonati chiediamo venia e di continuare a seguirci con l’affetto di sempre. Non è venuta mai meno la nostra voglia di presentarvi il meglio che possiamo sul piano delle idee, come potete vedere anche da questo numero che avete tra le mani. E ai non abbonati, a cui la rivista era inviata in omaggio, purtroppo non potremo più inviarla perché anche le spese postali hanno raggiunto costi impraticabili.
E dopo questo antipatico pianto greco,veniamo ai contenuti di questo numero. 

 

Qualche anticipazione

Sul “Giornale dei Genitori” abbiamo affrontato il tema: quale libro regalare a un bambino e come lo scegliamo specialmente ora che si avvicina Natale? Quali criteri per regalare un libro avvincente e non un prodotto che deluda i nostri figli? Un tema difficile, sul quale torneremo.
Vogliamo comunque, sulle risposte che offriamo, dare per correttezza un’ulteriore precisazione, si tratta di indicazioni generali, ben riflettute e sulla base di esperienze e di studi di chi lavora nel settore, anzi molto spesso si tratta di seri studiosi di psicologia, di pedagogia o di giornalisti specializzati. Indicazioni generali e non ricette – anzi diffidate da chi offre ricette o spot pubblicitari – perché il libro per il vostro bambino non possiamo offrirvelo sic et simpliciter noi, a priori, perché il vostro bambino non lo conosciamo. Vogliamo invece aiutarvi a scegliere, ma non scegliere al vostro posto. E speriamo di essere stati chiari. Sarebbero gradite a tale proposito osservazioni da parte vostra, non ci sono mai dispiaciute lettere di qualsiasi tipo, perfino di critica o di indicazioni diverse dalle nostre.
Della sezione “Interventi e interviste” segnaliamo il pezzo di Jack Zipes. Sul perché l’umanità abbia bisogno di storie ci sono state tante ipotesi, ma uno studio così attento è difficile trovarlo. È un dibattito che desideriamo portare avanti anche perché sappiamo che in Italia ci sono studiosi attenti a questa tematica, utile per capire sia perché è giusto nutrire l’immaginazione dei nostri bambini, sia quali storie sono più adatte per loro. C’è poi il pezzo di Davide Baldini su Salgari. Bene, di questo pezzo vi raccontiamo come è nato. Baldini è un grande studioso di storia della letteratura, ma conosceva Salgari solo per averlo letto da ragazzo. Quando gli abbiamo chiesto di parlare dello scrittore veronese ha tergiversato un po’ e poi ci ha scritto questo articolo in cui secondo noi dice cose giuste e mai dette. Davvero un bell’articolo che  di cui siamo fieri.
Ci piace infine segnalare due saggi pubblicati in “Studi e Ricerche”. Nel primo Luca Puglielli ritira fuori una delle prime iniziative di inizi Novecento sui classici per ragazzi e questo ci ha fatto molto piacere. Non amiamo le polemiche, né vogliamo polemizzare, ma quando sentiamo gente che va in giro per tv o per convegni sostenendo di avere avuto la brillante idea di riscrivere classici per i ragazzi ci viene da ridere. Chissà cosa direbbe Laura Orvieto e chissà cosa direbbero i grandi che si cimentarono negli anni Trenta sulla “Scala d’Oro” diretta da Vincenzo Errante e Fernando Palazzi. E cosa direbbero gli editori successivi che dei classici per ragazzi hanno fatto la loro bandiera. È inutile polemizzare perché la colpa è probabilmente degli attuali mezzi di comunicazione che – strano fenomeno – ci fanno dimenticare il passato per immergerci in un contingente quotidiano senza respiro. Ma a tutto ciò dobbiamo reagire con forza. Per questo salutiamo con grande enfasi il recente film su Tintin curato da un grande regista come Steven Spielberg (ne diamo notizia a pag. 38) che ha saputo porre la sua attenzione su un fumetto del 1929. E lo ha rinverdito.
Il secondo saggio è quello di Luca Ganzerla. Il giovane ricercatore si è soffermato su un libro che, pubblicato nel 1993, ha segnato una svolta nella letteratura per ragazzi: La grande avventura di Robert Westall.
Infine non perdete il saggio di Irene Filograsso che ci spiega come saranno o dovrebbero essere i libri per ragazzi del futuro.

 

Il ritorno della fantascienza e la difficoltà di immaginare il presente

Qualche parola infine sulle tendenze della nostra letteratura giovanile. Notiamo in questo campo una qualche attenzione al romanzo fantascientifico (cfr. ad esempio il libro di Fulvia Degl’Innocenti recensito a p. 49). Ma si tratta di una fantascienza particolare, che ormai ha una sua caratteristica, per l’esattezza di una fantascienza apocalittica o post apocalittica, un sottogenere incentrato su una catastrofe (guerra nucleare, pandemie, disastri naturali, ecc.) che avrebbe distrutto la civiltà umana.  Di regola questi romanzi si basano sulla psicologia dei sopravvissuti e sul tema della perdita della memoria storica: ci si è dimenticati dell’esistenza di una civiltà pre catastrofe e la sua storia è divenuta leggenda o mito.
Questo sottogenere ha origini lontane, almeno nella prima metà del Novecento, ed è stato praticato, nella letteratura, nel cinema, nei videogiochi, nel fumetto, ecc. Perfino Isaac Asimov, in Paria dei cieli (Pebble in the Sky), scriveva nel 1957 un romanzo ambientato in una Terra devastata dalle radiazioni dove nessuno aveva più memoria della società precedente. Tuttavia oggi quasi non esiste più una fantascienza non apocalittica, invece in passato molti romanzi fantascientifici si basavano su un forte sviluppo tecnologico, su viaggi inerplanetari, sulla conquista di nuovi pianeti, sulla difesa della Terra da invasioni di extraterrestri o sulla possibilità di contatti con altri esseri presenti nel cosmo. Ci piace ricordare la nota collana mondadoriana, “Urania”, che pubblicava a scadenza periodica ravvicinata (in genere quindicinale) romanzi di fantascienza popolare.
I motivi di questa inversione di tendenza sono molto semplici da capire, oggi non si crede più in un futuro sicuro, in grandi sviluppi nel mondo, si è persa insomma l’utopia di un mondo diverso.
Le grandi crisi mondiali, i blocchi politici, la cecità umana di fronte ai grandi mutamenti del pianeta, il degrado dell’ambiente generano atteggiamenti di sfiducia e allo stesso tempo di blocco dell’immaginazione del futuro. Allora appare più logico, anzi quasi naturale, ripiegare, anche a livello fantastico, su post catastrofi dove talvolta i sopravvissuti, animati da nuova speranza, cominciano una faticosa ricostruzione. L’alternativa al futuro è rifugiarsi nel passato. Non a caso gli editori e anche i registi si lamentano dei numerosi romanzi o soggetti storici presentati loro dagli autori. Testi che vengono spesso respinti, soprattutto nel cinema, per motivi contingenti, la maggiore difficoltà (ricerca di costumi, ecc.) di realizzare un film che abbia un’ambientazione storica.
Abbiamo avuto sempre molta passione per il romanzo storico. Ma francamente questa fuga dal presente o la difficoltà di immaginare un mondo in sviluppo ci induce a riflettere. Per fortuna queste tendenze non sono assolute, ci sono libri per ragazzi che trattano del presente. Molti studiano i sentimenti che legano i ragazzi tra loro oppure i rapporti tra gli uomini e le società di oggi.