Autori

Numero 1 - 1999

Bianca Pitzorno

Intervista di Elena Mutti

Promozione e animazione della lettura

Che cosa pensa della dilagante moda della “promozione della lettura”, che sembra aver contagiato un po’ tutti?

A dire la verità sono un po’ preoccupata, perché mi pare che ci siano alcune ambiguità da chiarire. Che cosa vuol dire promuovere la lettura? Io penso che innanzitutto l’amore della lettura si trasmetta attraverso l’esempio, e che lo si possa fare con i libri, intendo dire ponendo i libri in primo piano, leggendoli e offrendo l’opportunità di farlo. È come dire a qualcuno: “Mi piace leggere e te lo dimostro”. È normale che gli editori utilizzino strategie di mercato per vendere sempre più libri, ma chi non deve vendere non può fare del libro un semplice “pretesto” che tradisce il testo. Quando si organizzano incontri e manifestazioni in cui il libro rischia di diventare un mezzo, quasi un accessorio e perdersi tra zucchero filato e capriole, indovinelli e canzoni, ecco io non credo che si faccia un buon servizio alla lettura. La promozione si fa con il linguaggio del libro, lasciando spazio alle parole e ai personaggi dei testi che si possono raccontare, scambiare e prestare.

Accanto alla santificazione da parte dei collegi docenti di mezza Italia del decalogo di Pennac, un’altra parola d’ordine quella dell’“animazione della lettura”. Lei è favorevole all’incontro ludico con i libri?

Anche qui si tratta di intendersi su quello che si vuole fare. Per carità, è assolutamente legittimo e anche divertente creare giochi di parole con i libri o mettere in scena una storia tratta da un libro. Ma deve essere chiaro che gli indovinelli, i giochi o la spettacolarizzazione del libro sono cose diverse dalla lettura. Io credo alla promozione della lettura, molto meno all’animazione, che non mi pare il modo migliore di far crescere l’amore per i libri.

Da scrittrice, come giudica l’interesse sempre maggiore per i libri per bambini e ragazzi di autori italiani?

Di per sé credo che il fenomeno sia positivo. L’interesse esclusivo per gli autori stranieri negli anni scorsi era perfino eccessivo. Oggi sembra che dalle scuole, soprattutto da parte delle scuole elementari, ci sia una forte richiesta di libri di autori italiani contemporanei. E l’editoria risponde a tale domanda. Ma mi viene un sospetto, che richiama quel che stavamo dicendo sulla promozione della lettura. Non sarà che le scuole cercano scrittori italiani perché sperano di far incontrare gli alunni con l’autore in carne ed ossa? C’è il rischio che questo diventi il criterio di scelta per leggere con i bambini. Se così fosse, sarebbe preoccupante, perché allora non si potrebbero leggere i libri di Roald Dahl o di Robert Westall perché sono morti!

Sempre più spesso gli scrittori vengono chiamati nelle scuole e nelle biblioteche per dar vita a “incontri con l’autore”. Che cosa ne pensa?

Ecco, io mi sento un po’ in controtendenza in proposito. L’autore deve parlare attraverso i libri che scrive, non promuovendo se stesso, salendo e scendendo da un treno all’altro. Chi accetta di farlo, rischia di non avere più il tempo necessario per la scrittura, un lavoro intellettuale faticoso e molto impegnativo, che richiede silenzio, concentrazione e un’attenta rielaborazione di esperienze. Vedo un ulteriore pericolo, che si cerchi l’autore simpatico, comunicativo, magari istrionico, mettendo in secondo piano la qualità di ciò che scrive. Un autore può essere anche un misantropo o un timido, ma non è quello che conta. L’importante è ciò che scrive. Alle scuole che mi invitano, la Mondadori invia una videocassetta che ho realizzato raccogliendo le domande e le risposte date in centinaia di incontri fatti con insegnanti e bambini di tutta Italia. Sia chiaro, non sono contraria agli incontri con i libri e con gli autori; ad esempio, vado volentieri alla Fiera di Mantova, che è un luogo in cui si incontrano gli scrittori e si parla di libri. Recentemente, presso la Libreria dei Ragazzi di Roberto Denti di Milano, ho tenuto sei incontri di lettura, rivolti a un pubblico misto, di adulti e ragazzi. Ho letto libri non miei, da Victor Hugo a Mark Twain a scrittori di oggi, scegliendo le letture sulle suggestioni di un tema. C’erano 150-200 persone, che ascoltavano in silenzio, senza domande, indovinelli e giochi. Ha funzionato, mi pare sia un buon esempio di promozione della lettura.

 

Bianca Pitzorno è nata a Sassari nel 1942, ma da molti anni vive e lavora a Milano. Prima di dedicarsi alla scrittura, si è laureata in lettere, ha fatto l’archeologa e per sette anni ha lavorato come funzionario alla Rai, producendo trasmissioni televisive per bambini e ragazzi. Dal 1977 fa la scrittrice a tempo pieno, anche se con la televisione ha continuato a collaborare (ad esempio con la trasmissione per bambini “L’albero azzurro”). Nel 1985 ha sceneggiato per la televisione della Svizzera Italiana un film d’animazione a puntate, a metà tra fiaba e fantascienza, tradotto e diffuso in diversi paesi europei: Clorofilla dal cielo blu (Mondadori Junior). Ha scritto più di trenta libri per bambini e ragazzi, la maggior parte dei quali con protagonisti al femminile. Tra i suoi maggiori successi, L’incredibile storia di Lavinia (E. Elle, 1983), ormai un piccolo classico, continuamente ristampato; i racconti etimologici di Parlare a Vanvera (Mondadori Junior, 1989); il romanzo storico La bambina col falcone (1988, ora ripubblicato da Salani nei Grand’Istrice). Due romanzi per adolescenti sono apparsi nella collana Gaja Junior: Speciale Violante (1989) e Principessa Laurentina (1991). Da non perdere il romanzo-diario di un anno scolastico del dopoguerra, narrato con vivace realismo e pungente ironia: Ascolta il mio cuore (Mondadori Contemporanea, 1991). Re Mida ha le orecchie d’asino (Mondadori Contemporanea, 1996) un romanzo di formazione che racconta l’estate indimenticabile di un gruppo di ragazzine alla soglia dell’adolescenza, sul finire degli anni ’50. Gli ultimi libri sono La voce segreta (Mondadori Contemporanea, 1998), al confine tra il mondo reale e quello magico delle cose che parlano e A cavallo della scopa, apparso nella nuova collana Mondadori I sassolini (1999). Per chi vuole entrare nel mondo di una scrittrice che si sente «della stessa stirpe dei bambini», non c’è che da leggere Storia delle mie storie (Pratiche Editrice, 1995), una lunga conversazione a ruota libera, ricca di riflessioni e memorie personali sulla educazione alla lettura, le passioni e le esperienze letterarie dell’autrice.