Autori

 

Roberto Piumini
Intervista di Elena Mutti

 

Salvarsi l'anima

L’intervista con Roberto Piumini per “Il Pepeverde” nasce da una chiacchierata informale. I patti sono chiari: niente domande sulla letteratura per l’infanzia e tantomeno sulle migliori strategie per promuovere la lettura da parte di scuole o biblioteche. Sono cose di cui ormai parlano tutti. Di che cosa parliamo, allora? È chiaro: del significato della lettura e della scrittura come esperienza, come testimonianza di un percorso. Della vita quindi, e dei relativi piaceri e dispiaceri quotidiani.

Cominciamo da una domanda quasi d’obbligo. Nella tua formazione di lettore, infantile e giovanile, quali sono i libri o gli autori che hanno contato di più?

Ho una memoria strana: moltissime cose, fatte o lette, sono dentro di me, ma non le ricordo. Credo che escano fuori, in molti modi, nelle mie storie. I pochi libri che ricordo dell’infanzia sono Pinocchio, L’uccellino Priccicò (darei un dito della mano sinistra a chi me lo riportasse), più tardi Le tigri di Mompracem... Ricordo anche una Vita di Domenico Savio che vinsi a una gara di catechismo: un libro tristissimo, con illustrazioni grigie e nere: una in particolare, in cui il pallido fanciullo “levitava” in una specie di camera-cella. In qualche modo, forse, scrivo da tutta la vita di qualcuno che “levita”... Più tardi ancora, ho letto tutto Hemingway, tutto Bernanos, tutto Shakespeare, Joyce, Sartre, De Foe, Dumas, persino Arturo Graf, persino Moravia, che pure mi annoiava... Ma questa non era già più l’infanzia.

E le tue letture di oggi? Quali sono i generi e gli autori preferiti? Che libri tieni sul comodino?

Oggi leggo narrativa inglese, americana, sud americana, europea. Pochi italiani. Non leggo la letteratura per bambini o ragazzi: leggerla è un altro mestiere. Rileggo costantemente Omero, Shakespeare, Boccaccio, e certi romanzieri dell’ottocento. Non troppa poesia. Alterno letture in italiano a originali inglesi o francesi. Leggo anche cose di linguistica, astronomia e fisica, non specialistiche. L’ultimo libro di narrativa letto è Zen and the art of motorcycle maintenance di Robert Pirsig. L’ultimo di saggistica Il caos, di James Gleick.

Stai per partire per un viaggio, ma puoi portare con te solo tre libri. Quali scegli?

L’opera omnia di Shakespeare. Grande sertao di Guimaraes Rosa. Il Cantico dei Cantici.

Ancora sul tuo rapporto con la lettura.

Leggere è meglio che scrivere, è operazione più ricca e più generosa. Leggere è ricordarsi, proiettarsi nelle immagini, armarsi nel ricordo degli amori, dare nome e volto ai propri misteri, articolare i propri desideri, salvarsi l’anima. Leggere è un miracolo di natura, è costruire la natura in sé. Leggere è essere pensanti, è ironizzare sapientemente la morte. Leggere fa bene all’essere. Speriamo che, prima della fine del leggere, inventino un chip di basso costo per qualche specie di comunicazione mentale profonda fra le persone: ma, giurerei, sarà sempre peggio che leggere.

Che cosa vuol dire scrivere “per bambini” e “per adulti”? Come ti consideri oggi?

Scrittore “per bambini”? Un bel lavoro, fatto di moltissime cose, incontri, viaggi, persone divertenti e affettuose. Delle belle fatiche. L’anno prossimo, dopo vent’anni di incontri (circa ottocentocinquanta) in scuole e biblioteche farò un anno sabbatico, ma poi, se basta la salute, inventerò altri incontri. Scrittore “per adulti”? Strano lavoro, in un golfo più freddo e distante, incroci solitari, aggressività penose, immani sciatterie. Ogni tanto, una lettera di lettore sperso e affettuoso. Una cosa monastica, da fare solo per fede.

Nei tuoi incontri con i giovani lettori, hai sperimentato anche forme nuove e originali. Ce ne puoi parlare?

Dopo dieci anni di incontri “classici” d’autore (che del resto continuo a fare in certi casi), ho proposto per altri dieci anni degli incontri di parole-musica-mimodisegni, insieme all’amico Giovanni Caviezel, musico e uomo di figure. L’incontro (ideale per i bambini del secondo ciclo elementare) consiste in una decina di canzoni (musica di Giovanni, parole mie). Mentre Giovanni suona e canta, io e i bambini partecipiamo cantando i ritornelli e mimando “a specchio” gli eventi delle canzoni. Ci sono disegni fra una canzone e l’altra. Ci sono varie gags di relazione fra me e Giovanni (talvolta sviluppo una partitura “persecutoria” nei suoi confronti di tipo clownesco).
Che valore possono avere, secondo te, tali esperienze? Perché le proponi?
Propongo questa esperienza per le seguenti ragioni: evitare il massacro della ripetizione domande/risposte degli incontri soliti; dare ai bambini/ragazzi un’immagine concretamente giocosa degli autori; mescolare i linguaggi con libertà; proporre una teatralità-comunicazione orale/musicale/fisica non tradizionale; mostrare agli insegnanti un modello ludico possibile; divertirmi di più.

Quando scrivi per i bambini, pensi un destinatario preciso? Che cosa cerchi di trovare e di esprimere?

Quando scrivo un testo che sarà pubblicato per bambini o ragazzi, mi rivolgo probabilmente al bambino o ragazzo che sono stato. Cerco una semplicità non banale. Cerco una giocosità, una teatralità, una corporeità delle parole.

Se non fossi uno scrittore, che mestiere ti sarebbe piaciuto fare?

Il piegatore di lenzuola professionista.

Due domande “filosofiche”, a cui rispondere con un flash. Come ti poni nei confronti del passato? Ci sono dei valori, in cui credi fermamente e a cui cerchi di rimanere fedele?

Non sono un nostalgico, anche se, come ogni autore, ho le mie radici nelle emozioni primordiali dell’infanzia. Credo in un enorme sacco di valori. Oggi voglio citarne solo due: interiorità e civismo.

Quando non scrivi, che cosa ti piace fare?

Leggere, passeggiare nei boschi o lungo il mare, fare l’amore.


Nota biobibliografica
Roberto Piumini è nato a Edolo (vicino a Brescia) nel 1947 e vive a Milano. Laureato in Pedagogia, prima di dedicarsi alla scrittura ha fatto vari mestieri, come il giornalista, il conduttore di gruppi, l’attore. Dal 1978 ha scritto quasi duecento libri che comprendono i generi più diversi: poesie, filastrocche, storie fantastiche, racconti e romanzi molti dei quali a sfondo storico, poemi, testi teatrali, canzoni, radiodrammi. Ha esordito con Il giovane che entrava nel palazzo (Nuove Edizioni Romane, 1978), pubblicando poi le sue opere con una ventina di editori diversi. Numerosi suoi libri sono tradotti all’estero. Fin dall’inizio della sua attività, ha sperimentato forme di ricerca e composizione poetica con gruppi di ragazzi, in collaborazione con i loro insegnanti. Con la scuola media di Omegna (Novara) ha realizzato una ricerca sul patrimonio di narrazione orale della gente (confluita nella ballata narrativa La capra Caterina, 1984). Dalla collaborazione con l’insegnante Ersilia Zamponi è nato il libro Calicanto (Einaudi, 1988), originale guida alla lettura e alla composizione poetica. Per la televisione ha scritto con altri, tra cui Bianca Pitzorno, i testi della fortunata trasmissione per bambini L’Albero Azzurro ed è stato autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche Radicchio e Il mattino di zucchero). Per oltre dieci anni ha condotto in scuole e biblioteche spettacoli di parole e musica, insieme al musicista e amico Giovanni Caviezel. Numerosi i premi: dal “Premio Cento” per l’esordio de Il giovane che entrava nel palazzo (1979), al “Premio Andersen Baia delle Favole” come migliore autore (1988), il “Premio Fantasia ‘Gianni Rodari’ Città di Orvieto” (1988), al “Premio Città di Hameln” (Germania, 1998). Della vasta produzione di Piumini ricordiamo alcuni titoli, particolarmente significativi. Tra le raccolte in versi Io mi ricordo (1980) e Quieto Patato (Nuove Edizioni Romane, 1980 e 1983, ora ristampate in un unico volume) C’era un bambino profumato di latte (Mondadori, 1988); Foreghet e altri poemi (un originale poema narrativo in versi liberi, Einaudi Ragazzi, 1994); Ridi ridì. Filastrocche di parole difficili (Bompiani, 1997). Nei “Girini” Bompiani da ascoltare, segnaliamo Ninne nanne da ascoltare (1999) e Amica musica (2000), dieci racconti e dieci brani musicali. Tra i numerosi testi teatrali ricordiamo Il cuoco prigioniero (Nuove Edizioni Romane, 1985) e L’aria tassata (Armando Editore, 2000). Tra i racconti e romanzi va ricordato anzitutto Lo stralisco (Einaudi, 1987) da molti considerato il suo capolavoro: un racconto semplice e intenso ambientato in un favoloso oriente senza tempo, che parla dell’amicizia, della morte e della grande forza dell’arte. Tra gli altri racconti e romanzi, molti dei quali ambientati nel Medioevo, Le tre pentole di Anghiari (E. Elle, 1985), Il carro a sei ruote (Mondadori, 1986), Narco degli Alidosi (Nuove Edizioni Romane, 1987), Il mascheraio innocente (Mondadori, 1988), Denis del pane (Einaudi Ragazzi, 1994), sino a Fiammetta d’amore (Einaudi Ragazzi, 1999).
Tra le raccolte di racconti non ha perso il suo smalto Il giovane che entrava nel palazzo (Nuove Edizioni Romane, 1983). Tra gli altri romanzi, segnaliamo MotuIti (Einaudi Ragazzi, 1993) Mattia e il nonno (Einaudi Ragazzi, 1993), Ciao, tu tra il diario e il romanzo epistolare (Bompiani, 1998), scritto a quattro mani con Beatrice Masini. Per i più piccoli, Le ombre cinesi (Piemme, 1999), una storia di giustizia e liberazione narrata anche con le immagini (di Antongionata Ferrari). Tra le riscritture di miti e testi classici la scelta è ampia: Il circo di Zeus (E. Elle, 1986), Il re dei viaggi Ulisse (Nuove Edizioni Romane, 1988), La storia di Enea (Nuove Edizioni Romane, 1990), Ercole,
le fatiche e la gloria (Giunti, 1993), Giulietta e Romeo (Einaudi Ragazzi, 1992), Tre sorrisi per Paride (Einaudi Ragazzi, 1997). Negli ultimi anni ha affiancato alla produzione di libri per bambini e ragazzi di ogni età anche la scrittura di romanzi e
testi poetici per adulti, tra i quali ricordiamo le raccolte di racconti Tre d’amore (Einaudi, 1990) e Le virtù corporali (Einaudi, 1997); il romanzo La rosa di Brod
(Einaudi, 1995) e un “canzoniere” che raccoglie 99 sonetti d’amore L’amore in
forma chiusa (Il Melangolo, 1997), dal quale è nato un originale spettacolo di
lettura e musica, per voce e piano (Molto felice, ma con portamento) insieme al musicista Andrea Basevi Gambarana.
Giuseppe Assandri